Vostro nipote odia la scuola ma voi nonni avete un potere segreto che i genitori non possiedono

Quando i voti calano, i compiti restano aperti sul tavolo e lo sguardo del nipote adolescente sembra perso in un mondo inaccessibile, i nonni vivono una frustrazione silenziosa. Non sono i genitori, ma il loro coinvolgimento emotivo è altrettanto intenso. Il rischio è duplice: da un lato sentirsi inutili, dall’altro trasformarsi involontariamente in quella figura noiosa che “ai miei tempi si studiava con la candela”. Eppure, il ruolo dei nonni nell’accompagnare i nipoti attraverso le difficoltà scolastiche può rivelarsi sorprendentemente efficace, a patto di comprendere le dinamiche di questa delicata fase evolutiva.

Perché l’adolescenza rende tutto più complicato

La scarsa motivazione scolastica negli adolescenti raramente riguarda solo la scuola. Secondo le ricerche in psicologia dello sviluppo, tra i 13 e i 18 anni il cervello attraversa una riorganizzazione profonda, specialmente nelle aree legate al controllo degli impulsi e alla pianificazione a lungo termine. Il cervello matura in modo asimmetrico, con il sistema limbico che si sviluppa prima della corteccia prefrontale, rendendo gli adolescenti più impulsivi e meno inclini alla pianificazione a lungo termine. Il nipote che sembra disinteressato sta in realtà combattendo battaglie interiori legate all’identità, all’accettazione sociale e alla ricerca di autonomia.

I nonni tendono a interpretare questo disinteresse come mancanza di disciplina o pigrizia, quando invece si tratta di un momento evolutivo in cui le priorità cognitive si spostano naturalmente verso la costruzione del sé sociale. Comprendere questo meccanismo rappresenta il primo passo per trasformare l’impotenza in strategia.

Il vantaggio nascosto della posizione dei nonni

Paradossalmente, non essere i genitori costituisce un vantaggio straordinario. I nonni occupano uno spazio relazionale unico: abbastanza vicini da essere significativi, abbastanza distanti da non rappresentare l’autorità contro cui l’adolescente sta cercando di definirsi.

Le ricerche sulla relazione nonni-nipoti evidenziano come gli adolescenti percepiscano i nonni come figure di ascolto meno giudicanti rispetto ai genitori. Gli adolescenti riportano relazioni più confidenziali e meno conflittuali con i nonni, percependoli come fonti di supporto emotivo senza pressione autoritaria. Questa posizione privilegiata può essere sfruttata non per “spronare allo studio” in senso tradizionale, ma per riaccendere quella curiosità intellettuale che i banchi di scuola talvolta spengono.

Dall’interrogatorio alla conversazione autentica

La domanda “Come va a scuola?” ottiene invariabilmente risposte monosillabiche. Il segreto sta nel cambiare completamente registro comunicativo. Raccontare fallimenti personali autentici della propria esperienza scolastica normalizza le difficoltà e abbassa le difese. Porre domande sulle passioni invece che sui voti apre conversazioni reali: “Cosa ti ha fatto arrabbiare oggi?” funziona molto meglio di “Hai studiato?”. Mostrare curiosità per il loro mondo, chiedendo di spiegare un videogioco o una serie TV, crea reciprocità e dimostra interesse genuino. E a volte riconoscere che certe richieste scolastiche sono davvero assurde crea un’alleanza preziosa, senza dover sempre difendere il sistema.

Strategie concrete che funzionano davvero

Collegare l’apprendimento al mondo reale

Gli adolescenti faticano a motivarsi con obiettivi astratti futuri. I nonni possono invece diventare ponti tra teoria e pratica: cucinare insieme applicando proporzioni matematiche, visitare luoghi storici invece di studiare su manuali, discutere di attualità collegandola alle materie scolastiche. L’apprendimento esperienziale bypassa la resistenza verso lo “studio” tradizionale e rende tutto più concreto e comprensibile.

Creare routine morbide di supporto

Invece di controllare se hanno studiato, i nonni possono offrire una presenza strutturante meno invadente: un pomeriggio settimanale insieme dove semplicemente si sta nello stesso spazio, magari un caffè preparato durante lo studio, la disponibilità a fare da pubblico per una presentazione. È il concetto di “studio di corpo presente” che riduce l’isolamento senza imporre.

Valorizzare intelligenze alternative

Il sistema scolastico tradizionale privilegia intelligenze logico-matematiche e linguistiche, trascurando altre forme di brillantezza. Esistono infatti otto tipi di intelligenza, tra cui quelle musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale e naturalistica, spesso ignorate dal sistema scolastico tradizionale. I nonni possono riconoscere e celebrare talenti pratici, artistici, relazionali o corporei, restituendo autostima a ragazzi che si sentono “stupidi” perché non eccellono in ambito accademico.

Quando dire e quando tacere

Esiste un momento strategico per intervenire e uno per ritirarsi. I segnali che indicano quando è opportuno parlare con i genitori del nipote includono cambiamenti drastici nel comportamento, isolamento sociale prolungato, espressioni di disperazione o inutilità. Cambiamenti nel comportamento, ritiro sociale e sintomi psicosomatici sono segnali di allarme che richiedono attenzione. In questi casi, i nonni non stanno superando confini ma attivando una rete protettiva necessaria.

Al contrario, le oscillazioni nei voti, la noia dichiarata o la preferenza per attività non scolastiche rientrano nella normalità adolescenziale e richiedono presenza, non allarme.

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Il potere delle aspettative implicite

Sorprendentemente, la ricerca dimostra che gli adolescenti tendono a conformarsi alle aspettative che percepiamo nei loro confronti, in un fenomeno noto come profezia autoavverante o effetto Pygmalion. Gli studenti esposti a aspettative positive mostrano miglioramenti significativi nei risultati. Quando i nonni comunicano fiducia nelle capacità del nipote piuttosto che preoccupazione per i suoi fallimenti, creano uno spazio mentale dove la motivazione può rigenerarsi.

Questo significa parlare al nipote come a qualcuno dotato di risorse, anche quando i risultati attuali non lo dimostrano: “So che quando trovi qualcosa che ti appassiona ci ti butti completamente” funziona meglio di “Devi impegnarti di più”. Le parole che scegliamo plasmano la realtà più di quanto immaginiamo.

Il compito dei nonni non è risolvere il problema della motivazione scolastica, impresa impossibile dall’esterno, ma offrire quello spazio relazionale raro dove l’adolescente può abbassare le difese, riconnettersi con parti di sé temporaneamente sopite e scoprire che la curiosità intellettuale non è un dovere imposto ma un piacere possibile. Questa presenza discreta ma costante può fare la differenza proprio nei momenti in cui sembra che nulla funzioni.

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