Perché alcune persone scelgono sempre relazioni complicate, secondo la psicologia?

Se ti sei mai ritrovato a fissare il soffitto alle tre di notte chiedendoti come diavolo hai fatto a innamorarti di nuovo della stessa identica persona con un nome diverso, benvenuto nel club. Non sei maledetto, non hai un radar rotto per l’amore, e no, non è colpa del tuo segno zodiacale. La verità è molto più interessante e, sorpresa, ha basi scientifiche solidissime.

Parliamoci chiaro: quando per la terza, quarta, quinta volta consecutiva ti ritrovi in una relazione che sembra il copione di un film già visto – lui che si allontana quando ti avvicini, lei che ti fa sentire mai abbastanza, quella sensazione costante di camminare sulle uova – non è più coincidenza. È un pattern, e il tuo cervello ci sta sguazzando dentro come un maiale nel fango.

Gli Schemi Emotivi: Le Lenti Invisibili Che Deformano L’Amore

Negli anni Novanta, lo psicologo Jeffrey Young ha sviluppato qualcosa chiamato Schema Therapy che ha letteralmente fatto esplodere la comprensione di come funzioniamo nelle relazioni. Young ha scoperto che da bambini sviluppiamo bisogni emotivi fondamentali: essere al sicuro, sentirci autonomi, avere stima di noi stessi, poter esprimere quello che sentiamo senza essere puniti. Roba basilare, insomma.

Il problema nasce quando questi bisogni vengono sistematicamente ignorati. Hai avuto un genitore emotivamente assente? Uno che ti soffocava controllando ogni tuo respiro? Uno che oggi ti amava e domani ti trattava come aria? Il tuo cervello infantile, nel disperato tentativo di sopravvivere emotivamente, crea degli schemi maladattivi: delle mappe mentali che ti dicono “ecco come funziona l’amore, ecco cosa devi aspettarti”.

E qui viene il bello: quelle mappe restano attive anche quando hai trent’anni, un lavoro stabile e una vita apparentemente adulta. Anzi, diventano il tuo GPS emotivo per scegliere i partner. Studi sulla Schema Therapy hanno confermato che questi schemi guidano letteralmente l’attrazione romantica, facendoci provare quella famosa “chimica” proprio con le persone che riattivano le dinamiche tossiche che abbiamo vissuto da piccoli.

La Chimica Che Non È Amore: È Solo Il Tuo Cervello Che Dice “Ehi, Questo Lo Conosco”

Quella sensazione di farfalle nello stomaco quando incontri qualcuno che poi si rivelerà l’ennesimo disastro? Non è necessariamente amore. Spesso è il tuo sistema nervoso che urla: “Perfetto! Questa dinamica la conosco! Posso finalmente provare a risolverla e avere un finale diverso!”

Facciamo un esempio concreto. Mettiamo che da bambino dovevi costantemente meritarti l’attenzione di un genitore critico e distante. Dovevi prendere bei voti, comportarti bene, essere perfetto per ricevere una briciola di approvazione. Cresci e, magicamente, ti ritrovi sempre attratto da partner freddi, critici, impossibili da accontentare. Non perché sei stupido o masochista, ma perché il tuo cervello ha cablato “amore” con “lottare per essere visto”.

Una persona gentile, disponibile, che ti apprezza per quello che sei? Ti annoia mortalmente. Non scatena quella scarica di adrenalina e cortisolo che il tuo sistema nervoso ha imparato ad associare con l’intimità. È come se il tuo corpo dicesse: “Questo è troppo facile, non può essere amore vero”.

Sigmund Freud la chiamava ripetizione compulsiva: il tentativo inconscio di rivivere situazioni irrisolte dell’infanzia sperando in un esito diverso. Young ha integrato questo concetto nella Schema Therapy, dimostrando come questi cicli si perpetuano attraverso meccanismi precisi e identificabili.

I Cinque Schemi Che Ti Fregano Sempre

La ricerca sulla Schema Therapy ha identificato diciotto schemi principali, ma ce ne sono cinque che emergono costantemente quando si parla di relazioni complicate. Vediamo se ti riconosci.

Lo schema dell’abbandono è quello del tizio o della tizia che ha vissuto perdite precoci – un genitore che se n’è andato, morti improvvise, abbandoni emotivi. Da adulto? Scegli sistematicamente partner emotivamente indisponibili o inaffidabili. Non è autosabotaggio: è il tuo cervello che preferisce un abbandono prevedibile all’ansia paralizzante di non sapere se e quando arriverà. Meglio controllare il dolore che subirlo a sorpresa.

Lo schema del sacrificio colpisce chi è cresciuto mettendo sempre i bisogni degli altri prima dei propri. Magari avevi un genitore malato o emotivamente bisognoso, e il tuo ruolo era prenderti cura di lui. Risultato? Ti innamori di persone che si approfittano della tua disponibilità infinita, perché una relazione equilibrata ti farebbe sentire egoista, anche quando non lo sei per niente.

Lo schema della dipendenza si sviluppa quando non ti viene concessa autonomia da bambino. Ogni decisione veniva presa per te, ogni tentativo di indipendenza veniva scoraggiato o ridicolizzato. Da adulto cerchi partner dominanti che ti dicono cosa fare, cosa pensare, chi essere, perpetuando la convinzione profonda di non essere capace di cavartela da solo.

Lo schema della pretesa funziona al contrario: se sei stato trattato come speciale senza limiti, viziato senza conseguenze, cercherai partner che ti idealizzano inizialmente. Poi, quando inevitabilmente mostrano bisogni o limiti propri, ti senti tradito e deluso. Come osano non metterti al centro dell’universo?

Lo schema della sfiducia nasce da tradimenti o abusi infantili. Ti porta a scegliere partner che confermano la tua convinzione che le persone non sono affidabili, boicottando preventivamente le relazioni sane per proteggerti da un dolore che probabilmente non arriverà mai.

L’Autostima: Quella Cosa Che Pensi Di Avere Ma Probabilmente No

Parliamo dell’elefante nella stanza: la bassa autostima. E togliamoci subito di dosso il giudizio morale, perché non è questione di essere deboli o bisognosi. L’autostima si costruisce o si distrugge nei primi anni di vita, attraverso migliaia di interazioni quotidiane che ti insegnano quanto vali.

Quando la tua autostima è bassa, le relazioni complicate non sono un bug del sistema: sono una feature. Sembrano appropriate perché confermano quello che già credi di te stesso. Una persona che ti tratta male valida la tua convinzione segreta di non meritare di meglio. Una relazione turbolenta rispecchia il caos interiore che senti. Qualcuno che ti tratta bene, invece, crea quella che gli psicologi chiamano dissonanza cognitiva: “Questa persona mi rispetta, ma io non mi sento degno di rispetto. Non può funzionare”.

E cosa fa il cervello di fronte a questa dissonanza? Sabota la relazione sana per tornare alla coerenza, anche se dolorosa, delle tue convinzioni su te stesso. È come indossare scarpe strette per anni: quando finalmente ne metti un paio comodo, i piedi ti fanno male comunque perché si erano adattati alla tortura.

Con quale schema emotivo ti identifichi di più?
Abbandono
Sacrificio
Dipendenza
Pretesa
Sfiducia

Il Cervello Preferisce Il Familiare Al Felice

Ecco un dato che fa girare la testa: il nostro cervello è programmato evolutivamente per cercare pattern e prevedibilità. Per millenni, questa capacità ci ha tenuti vivi. Riconoscere situazioni note e anticipare cosa succederà dopo è stata la differenza tra sopravvivere e finire come pranzo per un predatore.

Il problema? Questo meccanismo non distingue tra “familiare e sicuro” e “familiare e tossico”. Quando incontri qualcuno che ricrea dinamiche che conosci dall’infanzia, il tuo cervello registra: “Questo lo so gestire. Conosco le regole di questo gioco”. Ti dà una falsa sensazione di controllo, anche se quel gioco ti sta distruggendo.

È come rientrare nella casa della tua infanzia: anche se i ricordi non sono tutti belli, sai dove sono le stanze, conosci gli scricchiolii del pavimento, puoi muoverti al buio. Una casa nuova, anche più confortevole e luminosa, inizialmente ti disorienta e ti fa sentire vulnerabile.

Ecco perché persone cresciute in ambienti caotici o imprevedibili si sentono strane, quasi ansiose, nelle relazioni stabili. La stabilità non è nel loro database emotivo. Il dramma, i litigi seguiti da riconciliazioni intense, l’incertezza sul futuro: quello è il loro linguaggio nativo dell’amore. Il resto sembra una lingua straniera.

Come Riconoscere I Tuoi Pattern Prima Che Ti Distruggano

Okay, fin qui il quadro è piuttosto deprimente. Ma la buona notizia – e ce n’è davvero una grossa – è che riconoscere questi schemi spezza il pilota automatico. La consapevolezza è letteralmente metà della soluzione.

Inizia a farti domande scomode. Quando guardi alla tua storia sentimentale, ci sono temi ricorrenti? Non parlo solo del tipo fisico o della personalità che scegli, ma anche dei ruoli che tendi ad assumere: sei sempre il salvatore? La vittima? Il genitore che si prende cura? Il ribelle che sfida? Quali emozioni cerchi attivamente nelle relazioni: sicurezza, eccitazione, validazione, dramma?

Poi collega questi pattern alla tua infanzia. Com’era la relazione tra i tuoi genitori? Era il tuo modello di “amore normale”? Come ti facevano sentire? Quali erano le regole non dette nella tua famiglia sull’affetto, sui bisogni, sull’intimità? Frasi come “l’amore fa soffrire”, “bisogna meritarsi l’affetto”, “le persone forti non hanno bisogni” potrebbero aver plasmato le tue scelte attuali più di quanto immagini.

Un altro esercizio potente: nota come ti senti nelle prime fasi di una relazione. Se ti senti euforico, ossessionato, ansioso – probabilmente è il tuo schema che si sta attivando. L’attrazione sana, quella vera, porta interesse genuino ma anche una sensazione di sicurezza e rispetto reciproco. Non è necessariamente meno intensa, ma è qualitativamente diversa: nutre invece di prosciugare.

Si Può Uscirne: La Neuroplasticità È Dalla Tua Parte

La parte più bella della Schema Therapy e degli approcci terapeutici moderni è che dimostrano come questi pattern possano essere modificati. Non è facile, non succede in una settimana, spesso richiede l’aiuto di un professionista, ma è assolutamente possibile. Il cervello mantiene la sua neuroplasticità per tutta la vita: possiamo creare nuovi percorsi neurali, nuove associazioni emotive.

Il primo passo pratico è sviluppare quello che gli psicologi chiamano osservatore interno: quella parte di te che riesce a notare cosa sta succedendo mentre succede, senza giudizio. Quando senti quella familiare ondata di attrazione verso qualcuno che mostra evidenti segnali d’allarme, invece di tuffarti a capofitto, fermati. Respira. Chiediti: “È vera attrazione o è il mio schema che si sta attivando?”

Il secondo passo è praticare la tolleranza del positivo. Suona paradossale, ma per chi è abituato al caos, la gentilezza costante può sembrare sospetta, noiosa o addirittura minacciosa. Devi letteralmente allenarti a ricevere comportamenti sani senza sabotarli o scappare. Quando qualcuno è gentile, disponibile, rispettoso, invece di cercare il trucco o svalutarlo mentalmente, prova a restare. Nota il disagio che provi, riconoscilo, ma resta.

Il terzo passo è lavorare sull’autostima in modo concreto e quotidiano. Non parlo di affermazioni positive davanti allo specchio o frasi motivazionali sui social. Parlo di trattare te stesso come tratteresti un amico caro. Stabilire limiti chiari nelle relazioni. Perseguire i tuoi interessi anche se nessuno ti applaude. Costruire una vita che ti piace indipendentemente dallo status sentimentale. Questo non è egoismo: è la base per poter scegliere un partner invece di averne disperatamente bisogno per sentirti completo.

Le Relazioni Complicate Non Sono Il Tuo Destino

Scegliere sempre relazioni complicate non significa che c’è qualcosa di irrimediabilmente sbagliato in te. Significa che stai operando con una mappa emotiva disegnata quando eri troppo piccolo per avere voce in capitolo. Quella mappa ha avuto senso allora: ti ha aiutato a sopravvivere in quell’ambiente specifico, in quel contesto familiare. Ma ora sei adulto, e hai il potere di ridisegnare quella mappa.

Non succederà dall’oggi al domani. Probabilmente scivolerai ancora nei vecchi pattern qualche volta. Attirerai ancora persone familiari invece che sane. Ma ogni volta che riconosci cosa sta succedendo, ogni volta che scegli diversamente anche se ti sembra strano o scomodo, stai creando nuovi solchi neuronali. Stai insegnando al tuo cervello che l’amore può avere un sapore diverso da quello che hai sempre conosciuto.

E quel sapore – fatto di rispetto reciproco, comunicazione chiara, sicurezza emotiva, spazio per crescere entrambi – potrebbe all’inizio sembrarti insipido rispetto al dramma intenso a cui eri abituato. È normale. È come passare dal cibo spazzatura ultra-processato a quello genuino: inizialmente ti mancano gli esaltatori di sapidità artificiali, ma poi inizi ad apprezzare i gusti autentici. E soprattutto, smetti di sentirti male tutto il tempo.

Le relazioni complicate non sono scritte nel tuo DNA o nel tuo destino astrale. Sono solo l’eco di un passato che puoi finalmente smettere di ripetere. E questo cambiamento, questa possibilità di riscrivere la tua storia d’amore, è il tipo di finale che vale davvero la pena di conquistare.

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